apr 25, 2013 | Postato da: admin

LA GERLA DI PIETRE di claudio castellani

Un monaco guardava il suo mulo, che trasportava sacchi di farina verso il monastero dov’era diretto. Il mulo era schiacciato dal grande peso, ma camminava senza lamentarsi, un passo dopo l’altro. Il monaco era impietosito dalla fatica che stava compiendo l’animale e non sapeva che cosa fare per aiutarlo. Il sole stava tramontando e il cammino era ancora lungo. Quando fu notte il monaco trovò un luogo riparato dal muro di una vecchia casa in rovina, raccolse un po’ di legna e si preparò a trascorrere la notte dormendo all’aperto, accanto al piccolo fuoco che era riuscito ad accendere. Per dare un poco di sollievo al mulo, scaricò dalla sua groppa i pesanti sacchi della farina. Il mulo se ne stava lì, tranquillo, e brucava l’erba che cresceva folta.

Il monaco mangiava il suo magro pasto, guardava il mulo e pensava all’indomani, quando avrebbe dovuto caricare di nuovo l’animale con quel peso che sembrava schiacciarlo ad ogni passo, tanto che a volte barcollava e sembrava sul punto di cadere. Come alleviare la sua fatica? Per quanto ci pensasse non riusciva a trovare una soluzione.

Quando il fuoco si spense, il monaco si coricò, ma la notte era molto fredda e per coprirsi aveva solo un mantello leggero. Perciò non riuscì a dormire e la mattina seguente era molto stanco. Mangiò un poco del pane che gli era rimasto, caricò sulla groppa del mulo i sacchi della farina e riprese il cammino.

Il mulo inciampava ad ogni passo, sembrava proprio sul punto di soccombere e il monaco si mise a piangere per il dolore che la scena gli procurava. Durante il giorno, poi, cominciò a nevicare e la strada verso il monastero iniziò a inerpicarsi verso una montagna. La bestia faceva ancora più fatica del giorno precedente. Il monaco camminava e piangeva. Diceva a se stesso che la vita non ha riguardo per nessuno. ‘Non prova nessuna pietà né per me, né per questo povero animale innocente’, pensava. ‘E se la vita non prova pietà per i suoi figli, come posso averne io per gli altri?’. Mentre andava ripetendo tra sé e sé queste parole, il mulo incespicò, cadde e, indebolito dal grande freddo, non riusciva a rialzarsi. Il monaco, anche lui vinto dalla fame e dal gelo, si sentì disperato. Sedette accanto al mulo e gli accarezzò il muso. ‘Siamo ormai prossimi alla morte, mio caro fratello’, disse.

Mentre pronunciava queste parole sentì dei passi e dopo un poco, vide avvicinarsi una vecchia che trasportava sulle spalle una gerla colma di pietre. Sorrise al monaco e gli chiese se avesse bisogno di aiuto. Il monaco, invece di rispondere, seguitò a piangere e tra le lacrime ripeteva che la vita è ingiusta con i suoi figli, soprattutto con quelli che soffrono di più. La vecchia gli chiese ancora se avesse bisogno di aiuto e il monaco questa volta rispose che certo, poteva vederlo da sé in che condizioni fosse, ma che lei, carica d’anni e di pietre, non era certo in grado di aiutare né lui né il suo mulo. La vecchia si mise a ridere e, preso il mulo per la cavezza, lo aiutò a rialzarsi.

Dopo un breve cammino, il monaco era seduto davanti a un bel fuoco scoppiettante, con una tazza di tè bollente tra le mani, nella casa in cui abitava la vecchia. Il monaco la ringraziò e le domandò dove avesse trovato la forza per far alzare il mulo. ‘Dalle pietre che trasporto nella gerla’, rispose la vecchia. Il monaco fu molto stupito da queste parole e cominciò a temere che nascondessero una qualche stregoneria. Tuttavia le chiese come fosse possibile che traesse forza proprio da ciò che in genere la sottrae. La vecchia rise di nuovo. ‘Una volta, quando camminavo per i sentieri della montagna in cerca di cibo, e non ne trovavo, piangevo anch’io e mi lamentavo. ‘Se la cesta è vuota’, pensavo, ‘vuol dire che la vita si è dimenticata di me’. Ma, quando arrivavo a casa, la gerla era sempre vuota e la mia mente, in compenso, era molto pesante di rabbia e di dolore. Adesso, perciò, ogni volta che sorprendo la mia mente intenta a lamentarsi, getto una pietra nella gerla. Quando arrivo a casa e la deposito per terra, ringrazio la vita per la leggerezza che ha donato alle mie spalle e soprattutto per quella che ha donato alla mia mente’.

Il monaco comprese che il suo cuore era più freddo della neve e la fame meno pungente dei suoi lamenti. Si inchinò e ringraziò la vecchia per le sue parole.

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